Set 01
Statuti (XIX secolo) / ph. Duccio Zennaro

Atti istituzionali: la serie Statuti del fondo Presidenza e organi sociali

Tra le fonti più rappresentative di un archivio storico d’azienda si trovano senza dubbio gli statuti. La natura giuridica dello statuto societario quale atto fondativo corrisponde a quella del contratto sociale, cioè di un contratto con il quale viene istituita un’azienda in forma di società. Oggi, di rado si identificano l’atto costitutivo e lo statuto di una società con questa dicitura, ma per Generali il contratto sociale è tra le più importanti parole chiave della sua storia e identifica uno dei pezzi più significativi del suo patrimonio documentario.

Firme della Commissione in calce al contratto sociale (Trieste, 1831)La stesura della prima bozza del contratto sociale (anche noto come contratto primitivo, di cui però non si conserva copia) fu ad opera dell’ispettore alla registratura Giuseppe Lazzaro Morpurgo e venne presentata il 30 novembre 1831 al primo Congresso generale dell’Ausilio Generale di Sicurezza, primo nucleo costitutivo delle Assicurazioni Generali Austro-Italiche. Il testo diede adito ad ampie discussioni, con la conseguente richiesta di aggiunte e modifiche. In occasione del Congresso generale successivo, indetto il 19 dicembre con lo scopo di verificare in forma definitiva chi volesse partecipare effettivamente all’impresa in base alla proposta di revisione del documento istitutivo, la persistente mancanza di convergenza sul contratto sociale rese necessaria l’istituzione di una Commissione ad hoc per la sua revisione finale. Di tale commissione fecero parte sette membri eletti dal consesso assembleare (Giuseppe  Levi, Antonio Tichy, Gottlieb Springer, Osvaldo Tositti, Sebastiano Carlo Rosenkart, Carlo Rittmeyer e Giovanni Battista Scrinzi) assieme a un censore (Sabato Levi Mondolfo) e ai direttori (Samuele Della Vida, Leopoldo Mauroner, Samuele Minerbi, Pasquale Morgante, Giuseppe Lazzaro Morpurgo, Giovanni Battista de Rosmini), ovverosia i soci fondatori dell’Ausilio stesso. Fu poi in apertura al Congresso generale del 26 dicembre che la Commissione per la revisione del contratto sociale espose il testo nella sua nuova versione, che venne poi definitivamente approvata. 

Prima pagina del contratto sociale (Trieste, 1831)Il testo, vergato in un bel corsivo italiano su fogli di carta spessa e numerati (di lì a poco tradotto in lingua tedesca e pubblicato a stampa sotto forma di opuscolo, in entrambe le lingue), sancì il nome della Compagnia in Assicurazioni Generali Austro-Italiche (un nome che rendeva conto sia dell’ampio spettro d’attività assicurativa – aperto a tutti i rami esistenti all’epoca – che del perimetro geopolitico degli affari e dell’azionariato) e attraverso 47 articoli suddivisi in otto capitoli ne dettagliò la struttura e il funzionamento, rimandando la gestione dei complessi rapporti tra la Direzione centrale di Trieste e quella veneta di Venezia al testo del regolamento organico del 1832 (un testo molto dettagliato che oltre a chiarire i rapporti tra gli organi istituzionali definisce gli aspetti operativi dell’attività industriale e delle agenzie, nonché la gestione azionaria) parte integrante del contratto. In chiusura appare riportato anche l’elenco dei soci sottoscrittori d’azioni.

Non è possibile – in base alle fonti conservate –,  né parrebbe logico – sulla scorta delle informazioni storiche riguardanti il contesto locale dell’epoca –, attribuire integralmente la paternità del primo statuto societario esclusivamente a Giuseppe Lazzaro Morpurgo. Sebbene quest’ultimo sia stato effettivamente una figura cardine nella storia della Compagnia – ma la sua morte sopraggiunse dopo solo un paio d’anni dopo la fondazione – e ancorché egli diede l’impulso decisivo alla concretizzazione del progetto d’impresa, tra i fondatori che diedero vita alla Direzione (il soggetto produttore del contratto sociale) si trovavano diverse e influenti figure di spicco dell’ambiente economico e commerciale triestino, italiano ed est-europeo, tutte personalità di elevato profilo sociale efficacemente radicate in realtà eterogenee e con esperienze professionali di fama (interessanti approfondimenti su questo argomento si possono trovare nel saggio di Sonia Galasso e Silvia Stener dal titolo 26 dicembre 1831. In principio fu “Assicurazioni Generali Austro-Italiche”, pubblicato in Generali nella storia. Racconti d’Archivio. Ottocento, edito da Marsilio nel 2016). Agivano all’interno della Direzione non solo i direttori di Trieste e Venezia, ma anche il presidente, il consultore legale, il già menzionato ispettore alla registratura, il segretario gerente di Venezia e i censori, per un totale di dodici membri. L’approvazione del contratto sociale dovette naturalmente passare per il vaglio del Consiglio d’amministrazione e infine del Congresso generale degli azionisti, cosicché questo affascinante manoscritto costituisce a tutti gli effetti una fonte documentaria prodotta collegialmente. Tale natura corale, come è noto, perdura ai nostri giorni, come pure la necessità dell’approvazione ministeriale, che allora avveniva per il tramite dell’imperial regia Luogotenenza del Litorale mentre oggi è demandata all’Agenzia delle Entrate.

Lo statuto racchiude in sé l’essenza della compagine aziendale e attraverso la serie degli Statuti – completa dal 1831 a oggi, anche se per il momento viene qui presentata in forma parziale, fino al 1914 – è possibile ricostruire i principali cambiamenti della struttura organizzativa e della rappresentanza sociale nel corso degli anni.

Al momento della fondazione, l’ossatura della Compagnia era costituita dalla summenzionata Direzione, da un Consiglio d’amministrazione di quindici membri, da tre censori e da tre revisori.

La prima serie di modifiche, cancellazioni e aggiunte avvenne su mozione di vertici e azionisti negli anni tra il 1832 e il 1835. Fu proprio nella prima metà del 1835 che vennero scritte le pagine più infuocate della storia della Compagnia: a seguito di aspri diverbi sulla definizione dei ruoli e delle competenze di tutti gli organi statutari – in particolare quelli del presidente e del consultore legale, ma anche la fisionomia della Direzione stessa – si impose la necessità di un chiaro riassetto organizzativo. Per superare le inconciliabili incomprensioni sull’interpretazione del dettato statutario originario fu necessario istituire un’altra Commissione ad hoc per la revisione del contratto sociale, sempre composta da sette membri (Masino Levi, Caliman Minerbi, Davide Alessio Paris, Giovanni Battista Princivalli, Pasquale Revoltella, Giovanni Guglielmo Sartorio, Giovanni Battista Scrinzi), che concluse il proprio mandato a distanza di un mese. Vennero così ridefiniti tutti gli ambiti e le competenze della rappresentanza sociale, ma singole modifiche e aggiunte vennero apportate anche nel corso di Congressi generali successivi al termine dei lavori della Commissione.

Un importante cambiamento fu rappresentato, per esempio, dall’istituzione – per decisione presa dalla Direzione nel 1836 – della figura del segretario generale, che si sostituì all’ispettore alla registratura. Tale carica diede forma alla più moderna figura del capo d’azienda, che avrebbe poi mutato il proprio nome in direttore generale. Sebbene il segretario generale entrò subito in funzione, la sua esistenza venne recepita a livello statutario solo molti anni più tardi, nel 1851, sotto forma di modifica approvata in sede assembleare, ma non diede luogo a una nuova versione dello stesso. Altra variazione significativa della rappresentanza sociale interessò la figura del Presidente, che dalle sue dimissioni per i dissidi con il consultore legale relativi all’interpretazione del contratto sociale, non venne più sostituito e restò vacante fino al 1864. Nel 1848, divenne vacante anche un’altra carica di cruciale importanza: quella del consultore legale. Venuto a mancare il detentore “storico” di questo ruolo (Giovanni Battista de Rosmini), fu impossibile rimpiazzarlo con un successore, tanto che anche questa carica rimase espressamente vacante fino al 1864. Fu proprio questo l’anno anno in cui venne approvata una nuova versione del contratto sociale, ormai ufficialmente “statuto” e vera pietra miliare della storia istituzionale di Generali. Gli aggiornamenti e le modifiche intervenuti fino a quel momento, infatti, andarono semplicemente ad integrare il contratto primitivo, senza dare origine ad un vero e proprio nuovo documento di valore statutario. I moti rivoluzionari del 1848 avevano modificato lo scenario politico ed economico mitteleuropeo e avevano dunque resa necessaria una versione realmente nuova del contratto. Risale al 1848 anche un altro significativo cambiamento, che dimostra la velocità di adattamento della Compagnia ai nuovi panorami internazionali: la modifica della ragione sociale in Assicurazioni Generali, ovvero una denominazione priva di riferimenti territoriali ma che conservava inalterata la natura dell’attività che avrebbe continuato a svolgere.

Lo statuto del 1864 fu il risultato del lavoro di una Commissione appositamente istituita per l’aggiornamento del contratto Statuto 1864sociale – la terza nella storia ottocentesca di Generali – «in modo che [il contratto] risponda al progresso dei tempi, ai ragionevoli desideri degli azionisti e all’eminente posizione raggiunta dal nostro Stabilimento Sociale, e sieno nello stesso tempo eliminate le disposizioni già abrogate, tolte le contraddizioni e schiariti i dubbi ai quali le molte successive modificazioni diedero origine» (protocollo del Congresso generale del 19 ottobre 1863). Il testo del nuovo Statuto fu approvato dai soci durante il Congresso generale del 6 e 7 giugno 1864 e delineò con maggiore precisione ruoli e funzioni sia della rappresentanza che dell’assemblea. Tutte le variazioni intercorse negli anni precedenti e nuovi dettami organizzativi vennero ufficialmente recepiti in un nuovo testo statutario. Esso ricevette l’approvazione luogotenenziale solo quattro anni dopo, ma di fatto la gran parte delle novità entrarono subito in vigore. Vennero introdotte la figura del vicedirettore (tre per Trieste e due per Venezia) e del segretario sostituto (uno per Trieste e uno per Venezia), la carica di presidente non venne più contemplata (tornerà ad essercene uno a partire dal 1909) e il consultore legale venne espressamente sostituito dal segretario generale. Il nuovo Statuto modificò pertanto la composizione e la consistenza numerica dei componenti la Direzione, che arrivò ad essere pari a tredici. Il Consiglio d’amministrazione venne invece ridotto da quindici a undici membri, mentre censori e revisori restarono sempre pari a tre per ciascuno dei rispettivi collegi, ma videro cambiate le proprie prerogative tecnico-amministrative e il bacino societario da cui venivano eletti.

Nel 1880 fu introdotta la possibilità – di cui in effetti ci si avvalse completamente fin dall’inizio della sua entrata in vigore – di aumentare la composizione del Consiglio d’amministrazione fino a ventisei membri, fatta salva una soglia minima di undici componenti.

Con lo statuto del 1902 entrarono poi in vigore altre modifiche: il numero dei consiglieri venne ridotto fino a ventitré membri (ma senza poter scendere al di sotto di otto) e venne istituita la figura del revisore sostituto, da eleggersi in misura di uno per ogni revisore effettivo.

Nel 1907 la Direzione accolse al proprio interno quindici membri (vennero aggiunti un vicedirettore a Trieste e uno a Venezia), mentre il Consiglio poté contare al suo interno da sette a ventisei membri.

Nel 1909 venne ripristinata la carica di presidente, nel 1910 i vicedirettori furono parificati ai direttori e il segretario Statuto del 1913 in lingua tedescagenerale di Trieste e il segretario di Venezia divennero il direttore generale e il direttore segretario, entrambi coadiuvati da uno o due sostituti, cosicché si assistette a una nuova distribuzione delle competenze apicali che non diede adito ad alcun incremento della composizione numerica direzionale. Il Consiglio vide allargarsi la propria base costitutiva, arrivando ad includere nel proprio organico da un minimo di sette a un massimo di ben trentun membri. Lo statuto del 1911 vide nuovamente aumentare il numero dei direttori e dei sostituti del direttore generale e del direttore segretario e complessivamente l’organico della Direzione poté crescere fino a ventun membri. Il Consiglio d’amministrazione, invece, restò pressoché stabile, ma il numero dei suoi membri non avrebbe potuto eccedere il massimo di trenta.

Nel corso dei primi ottantatré anni d’attività della Compagnia, i quarantasette articoli originari contenuti in otto capitoli divennero cinquantuno suddivisi in sette: una variazione numericamente non appariscente, ma che fu espressione di profondi quanto acuti cambi di strategia organizzativa e di visone aziendale.

La serie degli Statuti – e questa caratteristica la condivide con la serie dei Bilanci d’esercizio – reca in sé anche un altro importante dato societario, di cui si possono seguire i cambiamenti nel tempo: il capitale sociale. Questo dato apparentemente asettico rende conto in realtà, in termini che vanno oltre l’aspetto organizzativo, dell’imponenza dei mezzi di cui la Compagnia si era dotata fin dagli inizi, di gran lunga superiori a quelli dei concorrenti dell’epoca e che grazie all’oculata gestione degli affari e agli incrementi avvenuti nel tempo – di cui gli statuti recano testimonianza – le garantirono stabilità finanziaria, fiducia da parte degli azionisti a fronte di consistenti profitti e fondi di garanzia, occasioni di crescita sui mercati esteri e la possibilità di giocare un ruolo primario nel settore assicurativo via via sempre più esteso. La vocazione internazionale della Compagnia fin dalle sue origini è testimoniata anche dalle versioni tradotte in svariate lingue straniere, non di rado pubblicate direttamente all’estero nei paesi d’attività.

Una breve, ma necessaria, nota finale: gli statuti sono una presenza trasversale a diverse serie documentarie. Le informazioni su questa primaria fonte aziendale spaziano dai protocolli direttoriali ai verbali di seduta del Consiglio d’amministrazione e dei Congressi generali degli azionisti, dai pareri dell’Ufficio legale ai protocolli delle commissioni per la revisione, chiamate in causa nelle più delicate fasi di stesura e revisione del dettato statutario. Come nel novembre del 1831, quando tutto ebbe inizio.

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