Dic 13
Festeggiamenti della Befana Fascista presso la sede del Dopolavoro aziendale INA (Roma, anni trenta del XX sec.)

Doni dalla strega più amata d’italia

La Befana del Dopolavoro: l’ultima storia prima dell’interruzione natalizia racconta dei festeggiamenti di un tempo.

Brutta, ma buona e soprattutto amica dei bambini in quanto dispensatrice di doni, dall’anagrafica incerta ma per lo meno plurisecolare, la Befana è sempre stata motivo di festa anche per gli adulti, contribuendo al buonumore di tutta la famiglia. Proprio per questa sua capacità di presa sociale, di ispirazione laica, a partire dal 1928 in Italia divenne protagonista di attività benefiche organizzate a favore dei bambini delle classi più svantaggiate: stiamo parlando della Befana Fascista.

Nel rispetto del motto «Ad ogni bimbo, un balocco, un dolce ed un oggetto utile», le sedi dell’OND (Opera Nazionale Dopolavoro) di tutta Italia ricevettero l’incarico di organizzare la distribuzione di «pacchi della Befana» – contenenti giocattoli, dolciumi e generi di prima necessità – resi possibili dalle donazioni sollecitate a livello nazionale a commercianti e imprenditori. Figlia del corporativismo mussoliniano, la Befana fu attiva nel sociale ben oltre la fine del regime, ma acquisì denominazioni molto variegate, a seconda della categoria lavorativa che la celebrava (ci fu una Befana dei ferrovieri, una dei tranvieri, dei vigili del fuoco, dei vigili urbani…).

Nel Bollettino delle Assicurazioni Generali, conservato presso l’Archivio Storico, si trovano tracce della sua generosità nel periodo tra il 1940 e il 1943. Per festeggiare la Befana, Generali poté contare sull’operato del proprio Dopolavoro aziendale, all’epoca un ramo del Dopolavoro nazionale (OND), che successivamente cambiò il proprio nome in CRAL (Circolo Ricreativo Assistenziale dei Lavoratori) per divenire poi semplicemente Circolo aziendale. L’OND svolse un importante ruolo istituzionale nel corso del Ventennio, in quanto pensato per «l’elevazione morale e fisica del popolo» nel tempo libero, ma al di là della propaganda rese possibili numerosissime iniziative sociali di beneficienza grazie ad un’organizzazione capillare su tutto il territorio.

Negli anni 1940-1943 Generali, tanto a Trieste come a Venezia, riuscì a rendere felici diverse centinaia di bambini di famiglie disagiate o i cui padri (dopolavoristi e non) erano stati richiamati alle armi o caduti sul fronte. I pacchi dono, confezionati «con amorevole cura» dalle dopolavoriste, contenevano capi di vestiario, articoli di corredo per la scuola, generi alimentari e anche una «bustina» con un importo di denaro, frutto di raccolte fatte a tale scopo fra collaboratori e impiegati. Le feste, sempre accompagnate da un momento conviviale, avevano luogo presso le sedi dei propri Dopolavoro in un’ordinata atmosfera di festa, scandita dagli inni patriottici, alla presenza dei vertici aziendali e di rappresentanti delle autorità fasciste.

La Befana Fascista fu ovviamente un appuntamento istituzionale festoso per centinaia di bambini anche presso l’Istituto Nazionale delle Assicurazioni. Anche a Roma la consegna dei doni avveniva presso i locali del Dopolavoro dell’Istituto, alla presenza dei vertici aziendali. La memoria dei regali e delle feste è affidata alle parole e alle immagini in bianco e nero della rivista Famiglia nostra, dello stesso Dopolavoro, pubblicata regolarmente dal 1930 al 1939.

L’atmosfera dei festeggiamenti, che portavano un po’ di sollievo alla tragicità del conflitto allora in corso, è rievocata in alcune emozionanti foto conservate presso l’Archivio Storico di Trieste e di Roma.

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