Gen 17
Fotografia della Direzione di Budapest donata al segretario generale Edmondo Richetti (Budapest, 1899), particolare delle impiegate

Donne in azienda: Flóra, una storia di impegno fin de siècle

Una vita normale, eppure speciale, il volto antico di una giovane donna di Budapest, una delle prime impiegate di Generali: è la storia di Flóra Pólya, che lavorò all’agenzia generale di Budapest, poi Direzione per l’Ungheria, dal 1897 al 1909. La sua vicenda è custodita in uno degli oltre 15mila fascicoli personali della Direzione centrale, una miniera ricchissima di informazioni e suggestioni.

Fotografia della Direzione di Budapest donata al segretario generale Edmondo Richetti (Budapest, 1899), particolare con Eugenie Aurada (1), Helene (3) e Flóra Pólya (2)

Leggendo i verbali direzionali, capofila nell’introduzione del lavoro femminile fu l’agenzia di Praga nel 1884, la stessa dove lavorò anche lo scrittore Franz Kafka, seguita nel 1892 da Trieste, dove la Direzione assunse dodici impiegate. Nello stesso anno anche l’agenzia di Budapest, la più grande di Generali all’epoca, con più di duecento dipendenti, assunse alcune impiegate, e nel 1897 entrarono in servizio due sorelle, Helene e Flóra Pólya appunto. Erano figlie di Anna Deutsch e Jacob Pólya, avvocato delle Generali, docente all’Università di Budapest e socio corrispondente dell’Accademia ungherese di scienze, scomparso a cinquantatré anni il 30 luglio 1897.

Probabilmente per dare sostegno alla famiglia entrambe presentarono richiesta di impiego alle Generali il 27 agosto dello stesso anno e furono assunte il 1° settembre. Avevano rispettivamente venti e diciotto anni, e avevano frequentato la Normalschule e la Bürgerschule femminile cittadina (städtische Mädchenbürgerschule) con risultati eccellenti.

Fotografia della Direzione di Budapest donata al segretario generale Edmondo Richetti (Budapest, 1899), particolare con Mór Jókai (1), Jacob Poór (2) ed Emil Steinhardt (3) / ph. Massimo goinaFurono anche bravissime impiegate, tanto da ottenere la possibilità di usufruire di molti giorni di ferie consecutivi insieme «poiché le loro sono prestazioni eccezionali, che giustificano un trattamento particolare e […] la simultanea assenza di entrambe le signorine non avrà a ripercuotersi sul regolare svolgimento del lavoro» (lettera datata Trieste, 10 giugno 1904, ai direttori Emil Steinhardt e Jacob Poór). Flóra lasciò il lavoro il 18 ottobre 1909 «per causa di matrimonio», come imponevano le cosiddette clausole nuziali ancora in vigore nel secondo dopoguerra in moltissimi Paesi, Italia compresa, mentre Helene andò in pensione nel 1937 dopo quarant’anni di servizio.

I loro fascicoli personali gettano luce su storie quotidiane, e insieme emozionanti, di lavoro e impegno, e costituiscono una prima base per una ricostruzione dell’impiego femminile alle Generali. Storie che in questo caso hanno un volto, testimoniato da ben due fotografie d’occasione, le più antiche con donne conservate dall’Archivio Storico.

Fotografia della Direzione di Budapest donata al segretario generale Edmondo Richetti (Budapest, 1899) / ph. Massimo Goina

Un meraviglioso quadro conservato a Trieste, donato al segretario generale Edmondo Richetti nel 1899 per festeggiare il suo venticinquesimo anniversario di lavoro, ritrae solennemente la Direzione di Budapest, con molta probabilità nel bellissimo palazzo di Generali in Ferenc József-tér 2, andato distrutto nel corso della seconda guerra mondiale. Nella fotografia di grandissimo formato (240 x 120 cm), realizzata con banco ottico dallo studio Strelisky di Budapest, integrata da lumeggiature a mano, riusciamo a riconoscere tra i molti volti i direttori di Budapest, Emil Steinhardt e Jacob Poór, e Mór Jókai, scrittore ungherese e consigliere di amministrazione di Generali.

Raccolto al centro un gruppo di undici donne in abiti eleganti, tra le quali plausibilmente Helene e Flóra, da individuare sulla base del confronto con una fotografia del 1903, nella quale posano insieme alla collega Eugenie Aurada, ben riconoscibile in entrambe le immagini, a rappresentare le Parche che campeggiavano sulla copertina delle polizze vita Generali nell’Impero asburgico.