Apr 20
Prospettiva assonometrica di piazza Barberini (anni sessanta del XX sec.)

Il palazzo INA di piazza Barberini conteso al tempo del regime: viaggio tra le carte d’archivio

L’Istituto Nazionale delle Assicurazioni acquistò nel 1935 dal Foreign Mission Board of the Southern Baptist Convention (Comitato delle missioni estere della Convenzione Battista), società con sede in Richmond, Virginia,  il complesso immobiliare al centro di Roma, nel rione Colonna, compreso fra piazza Barberini, via Vittorio Veneto, via dei Cappuccini (anticamente denominata via Ferrea) e via della Purificazione – una delle zone più suggestive della città eterna – per la cifra di 350.000 dollari.

L’isola della Purificazione (anni cinquanta-sessanta del XX sec.) / ph. Industria fotografica A. D’AmicoL’isola, composta da varie cellule edilizie ricche di storia (il pilone d’angolo è del 1550), appartenne alla famiglia Ferri fino al 1818, anno in cui tutta la proprietà venne rilevata dai Lezzani. Su piazza Barberini si affaccia anche il “Palazzino della Purificazione”, che custodisce al suo interno l’affresco giovanile di Giovanni Baglione, La presentazione di Gesù al Tempio, fatto realizzare alla fine del Cinquecento da Mario Ferri Orsini.

L’operazione fu un vero affare, anche per le per le possibili trasformazioni dell’isolato, come dimostrano le molteplici offerte di acquisto pervenute all’INA nel tempo.

La proposta politicamente più forte fu nel 1936 quella del “Giornale d’Italia”, spalleggiato da Dino Alfieri, ministro per la Stampa e la Propaganda, che nel luglio 1936 scrisse a Giuseppe Bevione, presidente INA, per comunicargli che Benito Mussolini aveva già approvato il progetto del quotidiano di trasferire in piazza Barberini la propria direzione.

Bevione prese tempo, rinviando correttamente al Consiglio di amministrazione dell’INA, e nello stesso tempo, ritenendo il passaggio inammissibile, inviò un’energica risposta al segretario particolare di Mussolini, Osvaldo Sebastiani, già consigliere dell’Istituto.

Nell’appunto riservato al Duce, Bevione scriveva che la proposta: «costituirebbe, se accolta, un succulento affare per il Giornale d’Italia, ma un danno gravissimo per l’Istituto. L’area in questione, posta nel più signorile e frequentato centro di Roma, ha un valore attuale determinato dagli organi tecnici dell’Istituto in lire cinquemila al metro quadrato. L’istituto ha bensì acquistato l’area, per una fortunata contingenza che dimostra l’oculatezza dell’amministrazione, a £.1700 al mq ma ciò non autorizza una società privata a chiedere di incamerare a suo beneficio l’enorme plusvalore del terreno, spogliandone un ente di Stato, oltre a trovarsi il nuovo palazzo costruito a cura e con l’anticipazione dei capitali dell’Istituto […] per questi motivi il presidente dell’Istituto dovrà dichiararsi in Consiglio di amministrazione contrario alla proposta del Giornale d’Italia».

Alfieri telefonò poi al presidente dell’INA per informarlo che «di fronte ai nuovi elementi emersi, ritiene preferibile che la proposta del Giornale d’Italia non sia presentata al Consiglio» e che lui stesso avrebbe spiegato le ragioni politiche della cosa.

Nel 1939 l’Ala littoria – la prima compagnia aerea statale nata per volere del regime nel 1934, con il supporto del Ministero dell’aereonautica – tentò una nuova sortita con l’intento di trasferire gli uffici della propria direzione generale in piazza Barberini: la nuova costruzione avrebbe dovuto comprendere anche «un’ampia e ben studiata aerostazione». Anche questo tentativo precipitò nel vuoto.

Al posto del vecchio complesso l’INA pensò di costruirvi un grande albergo per l’esposizione universale di Roma (EUR) del 1942. Lo progettarono, solo sulla carta, gli architetti Alberto Calza Bini, Carlo Broggi, Gino Peresutti e Pietro Aschieri.

Alla lista dei progetti non realizzati si aggiunse, negli anni cinquanta, quello di Adalberto Libera. I primi progetti, che prevedevano la demolizione del complesso e l’esproprio dell’isolato attiguo, si bloccarono per problemi burocratici e anche per il sopraggiungere degli eventi bellici; il progetto di Libera fu respinto perché non rispondente al piano regolatore del 1931.

L’isolato, che conserva a tutt’oggi parte dell’impronta del XVIII e XIX secolo, essendo sopravvissuto indenne ai progetti di trasformazione già avviati a monte di piazza Barberini prima della seconda guerra mondiale, è stato invece, alla fine degli anni sessanta, oggetto di un profondo restauro conservativo curato da Cesare Costantini.

L’INA ha ricordato il restauro nel prezioso volume, pubblicato nel 1977, L’isola della Purificazione a Piazza Barberini, che ricostruisce non solo i lavori effettuati per dare «vita nuova nelle vecchie mura» ma descrive anche le vicende storiche della zona circostante.

La documentazione relativa al restauro, come quella relativa ai progetti non realizzati, anche se non completa, e alla proprietà del complesso, è conservata nel Fondo Storico Immobiliare dell’Archivio Storico INA Assitalia ed è stata recentemente dotata di inventario.