Mag 07
Atleti dell’Opera nazionale dopolavoro Assitalia al foro Italico (Roma, 1935) / g. c. Associazione lavoratori anziani Gruppo Generali di Roma

Muscoli in bianco e nero (e su tela)

Una grande foto esposta nella sede di Roma dell’Associazione lavoratori anziani Gruppo Generali ritrae degli atleti in divisa bianca, uomini dal fisico asciutto e muscoloso. Sulla maglietta uno scudo con la scritta «O.N.D. Assitalia», la data riportata è «Roma 1935, Foro Mussolini, VII Concorso Ginnico O.N.D.».

L’OND, ovvero Opera nazionale dopolavoro, fu istituita dal regime fascista nel 1925 con l’obiettivo di promuovere dall’alto il tempo libero dei lavoratori. Per definizione statutaria l’istituzione doveva curare «l’elevazione morale e fisica del popolo, attraverso lo sport, l’escursionismo, il turismo, l’educazione artistica, la cultura popolare, l’assistenza sociale, igienica, sanitaria, ed il perfezionamento professionale».

Circolo dopolavoristico Ina, Lungotevere delle armi 44 (Roma, 1970)Negli anni trenta l’OND divenne uno dei principali strumenti di organizzazione del consenso di massa del regime. Le pagine della rivista mensile del dopolavoro dell’INA, “Famiglia Nostra”, testimoniano tutte le attività del sabato fascista in una rubrica intitolata Il Sabato del Villaggio, attività che nella retorica fascista servivano al miglioramento culturale e fisico dei lavoratori ed al rafforzamento del sentimento nazionale.  La sede utilizzata dagli impiegati dell’INA per le attività dopolavoristiche era un galleggiante sul Tevere di proprietà dell’Istituto, tuttora di proprietà delle Generali.

Nuotatori e canottieri sui galleggianti del Tevere sono spesso i soggetti dei maestri della Scuola romana, soprattutto Emanuele Cavalli e Giuseppe Capogrossi. Ci sono due quadri nella collezione d’arte del Gruppo Generali che fanno riferimento a questa tendenza: Figure di atleti (1935 circa, olio su tela, 65,5 x 50 cm) di Guglielmo Janni, e La spiaggia (1934, olio su tela, 125,5 x 120,5 cm) di Alberto Ziveri. In un periodo storico influenzato dal movimento Novecento, propagandato da Margherita Sarfatti, nota scrittrice critica d’arte, e dal ritorno all’ordine su temi neoclassici e sul mito della romanità tipico dei valori fascisti, questi quadri rivelano una tendenza espressiva di «realismo seicentista» (Fabio Benzi) per Ziveri e una «pittura sempre castissima e velata dal sogno» (Giuseppe Ungaretti) per Janni (citazioni dal catalogo relativo alla mostra Dipinti del ’900 italiano. Collezione Assitalia, organizzata a Roma nel 1993 alla Fondazione Memmo per i settant’anni di Assitalia).