Gen 25
Frontespizio dell'opuscolo "Europäischer Staatenbund" di Edmondo Richetti (1914), particolare

“Tutti i popoli europei vogliono la pace”: un manifesto pacifista all’Archivio storico Generali

«Tutti i popoli europei, senza distinzione di provenienza, vogliono la pace. Tutti i popoli, senza distinzione di classe, vedrebbero con gioia gli stati europei uniti e legati l’uno con l’altro, per allontanare gli orrori della guerra» (trad.).

Edmondo Richetti (inizio XX sec.)

Così inizia uno straordinario opuscolo a stampa conservato nel fascicolo del segretario generale Edmondo Richetti. I fascicoli personali contengono spesso documenti di grande interesse, come questo invito a stampa di Richetti per partecipare alla seduta di fondazione dell’associazione “Europäischer Staatenbund” (Unione degli stati europei), da lui promossa a Vienna nel maggio 1914 perché «Non si vuole la guerra, ma la pace, non si vogliono quelle mostruose spese per gli eserciti che portano i popoli alla miseria, ma la ripresa economica e il benessere dei popoli».

Proprio alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale, Richetti invitava i cittadini di tutta Europa ad associarsi nell’Europäischer Staatenbund: «Organisieren wir uns in eine grosse Vereinigung», era il suo grido di battaglia, «organizziamoci in una grande associazione», che possa contare su soci in ogni angolo d’Europa.

L’opuscolo è quasi profetico e incredibilmente moderno, perché sembra anticipare di mezzo secolo lo spirito della Comunità Europea nella sua portata ideale più alta, come antidoto alla guerra. Un’unione europea che partiva dal basso, come mezzo per imporre ai governi europei, in modo pacifico, senza pericolo di guerre o di anarchia, un drastico cambio di rotta della linea economica.

È un documento complesso: è pieno di idealità, ma fitto di statistiche e numeri; è pubblicato a Vienna, però il primo ministro inglese dell’epoca, H.H. Asquith, è citato più volte dell’imperatore Francesco Giuseppe; si sforza di far apparire normali cambiamenti socio-economici in realtà dirompenti; dichiara di avversare rivoluzioni e guerre, ma nel suo pacifismo è a tutti gli effetti rivoluzionario.

Nelle quindici pagine della brochure, stampata dalla Buchdruckerei dei mechitaristi (cristiani armeni) di Vienna, Richetti esponeva i quattro obiettivi principali dell’associazione: il disarmo, l’istituzione dell’assicurazione sulla vita obbligatoria per tutti i cittadini, l’introduzione di un’unica tassazione diretta, la libera circolazione dei generi principali. Dal punto di vista ideale l’opuscolo deve certamente qualcosa alle idee pacifiste del periodo, anche se l’avversione per la guerra, così come per rivoluzioni e anarchia, è motivata da ragioni economiche, avvicinando Richetti al saggista britannico Norman Angell, Nobel per la pace nel 1933, e al magnate e filantropo americano Andrew Carnegie, entrambi citati nello Staatenbund.

Sarajevo incise anche sul progetto, perché di lì a poco scoppiò la prima guerra mondiale. Richetti scomparve il 12 agosto 1914 e fece a tempo quindi ad assistere alle dichiarazioni di guerra incrociate tra i principali stati europei.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Per approfondimenti: R. SPADA, Lunga vita ai segretari. Il pacifista Edmondo Richetti, in Generali nella Storia. Racconti d’Archivio. Novecento, Venezia, Marsilio, 2016, pp. 68-75.