Lug 31
Targa incendio Generali Venezia (1920-1950)

Un patrimonio diffuso: le targhe incendio Generali

Può capitare di alzare la testa e di vedere ancora oggi su case e palazzi in tutta Europa delle targhe con la scritta “Assicurazioni Generali”. Ma cosa significano? Cent’anni fa erano nere, blu, rosse, dorate, con aquile o leoni, disponibili in molte lingue (italiano, tedesco, sloveno, croato, ungherese, greco…), in ottone o latta, ovali o più frequentemente rettangolari, e attestavano che il palazzo era assicurato con Generali contro il rischio incendio.

Introdotte in Inghilterra nel Seicento, e poi diffuse in tutto il mondo, le targhe o placche incendio venivano affisse sopra l’ingresso delle case assicurate per indicare ai corpi volontari di pompieri gli edifici di cui dovevano spegnere un eventuale incendio, ai tempi in cui non esisteva ancora un servizio pubblico. Attestavano inoltre la copertura assicurativa, a tutela dell’assicurato e anche a scopo deterrente. A Trieste la prima compagnia a impiegare le targhe fu l’Azienda Assicuratrice, istituita nel 1822 da Giuseppe Lazzaro Morpurgo, che poi fu anche tra i fondatori delle Assicurazioni Generali nel 1831. L’uso da parte della compagnia è attestato già dal 1832, come mostra la più antica polizza incendi conservata presso l’Archivio Storico.

Un patrimonio diffuso: oltre alle targhe presenti in numerosi musei e collezioni, italiani ed esteri, comprese alcune placchette Toro Assicurazioni custodite dall’Archivio Storico Toro, sono moltissime le targhe incendio del Gruppo Generali che si possono scoprire sugli edifici di tutta Europa, e idealmente una raccolta completa potrebbe contare su centinaia di pezzi.

L’Archivio Storico conserva una piccola raccolta di targhe Generali, italiane ed europee, di cui si pubblica qui la banca dati corredata da riproduzioni. Alcune copie risalgono proprio agli inizi della compagnia, e la loro storia si può ricostruire anche grazie a numerosi documenti. I fornitori innanzitutto: oltre a quelli viennesi e ungheresi attestati dalle targhe nella corrispondenza della Segreteria Centrale si trovano il nome della Blech-Schilder und Ornamenten-Fabrik Emil Deschler di Augsburg, che riforniva la compagnia di placchette in tedesco, italiano, sloveno e serbo negli anni ottanta-novanta del XIX secolo, e un po’ più tardi, agli inizi del Novecento, la ditta Gottardo de Andreis di Genova.

Gino Bocasile, Calendario dell'Anonima Grandine (1936) / ph. Massimo Goina

Le targhe avevano una funzione pratica, ma anche comunicativa e pubblicitaria, ed è per questo che il loro impiego arriva fino a metà del Novecento. Dalle circolari della Direzione Veneta di Generali sappiamo che a partire almeno dal 1904 le placche incendio venivano consegnate gratuitamente agli assicurati in Italia perché fossero affisse “in modo visibile al pubblico” (circolare 20 maggio 1904). In seguito all’emanazione delle leggi sulle tasse di bollo del 1915, 1923 e 1928, sembrò che ogni singola targa incendio dovesse essere munita del bollo di pagamento in abbonamento, anche se l’applicazione della tassazione fu molto dibattuta.

Le placchette erano considerate a tutti gli effetti parte della strategia pubblicitaria delle agenzie, come viene icasticamente sintetizzato nel calendario realizzato nel 1936 da Gino Boccasile per l’Anonima Grandine (compagnia figlia di Generali). Nell’immagine [calendario] una mamma e i suoi bimbi osservano rasserenati il manifesto realizzato da Osvaldo Ballerio sempre per l’Anonima Grandine, un volantino della Anonima Infortuni (anch’essa Compagnia del gruppo) e appunto le targhe incendio di Generali, mentre sullo sfondo si addensano le nuvole di un temporale.

La banca dati delle targhe Generali è impreziosita infine da alcuni storici esemplari di insegne direzionali e agenziali in ottime condizioni di conservazione.

Per approfondimenti: V. PLATANIA, Le targhe incendio in Italia, Firenze, Edizioni Tassinari, 1993; Idem, La raccolta di targhe incendio con la ricostruzione storica delle Compagnie che hanno esercitato in Ungheria l’assicurazione incendio dalle origini alla fine del XX secolo (disponibile on line).

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