Ago 10
Bambini in partenza per la colonia estiva in Trentino (Circolo aziendale INA, 1956)

Viaggi estivi (ma non solo) di grandi e piccini

I fondi fotografici riservano sempre grandi sorprese, e così anche nell’Archivio Storico INA-Assitalia.

Il famoso storico inglese Edward Gibbon, nella sua elegante prosa settecentesca, osservava in Declino e caduta dell’Impero romano: «circondato da frammenti imperfetti, sempre concisi, spesso oscuri e a volte contraddittori, lo storico è costretto a raccogliere, confrontare e congetturare e sebbene non si dovessero annoverare le congetture tra i fatti, pure la conoscenza della natura umana e dell’effetto delle passioni più violente e sfrenate potrebbe in qualche occasione ovviare alla mancanza di materiale storico».

Nel Fondo del Cinquantenario la storia la raccontano anche le fotografie, in questo caso quelle delle attività del Dopolavoro, in seguito Circolo ricreativo aziendale dell’INA. Una storia fatta di passioni per le attività nel tempo libero e per i viaggi, una storia di emozioni che, scartabellando nelle buste e sfogliando gli album che le raccolgono, affiorano come coinvolgenti ricordi proustiani. “Umane passioni”, sì (come le avrebbe definite il Gibbon), ed emozioni, ma le foto che le recano con sé sono qui fonti archivistiche vere e proprie (in particolare le Cronache dell’INA, la rivista aziendale), che raccontano la storia del Dopolavoro. Il Gibbon non poteva contare sulla fotografia e sulla sua miracolosa capacità di immortalare le emozioni, oltre che gli eventi.

Ma torniamo al Dopolavoro, nato come forma di corporativismo tipico dell’epoca fascista. L’Opera nazionale dopolavoro (OND) favoriva la compattezza dell’istituzione familiare, perché attività e facilitazioni erano estese anche ai familiari del dopolavorista. Per i più piccoli, in particolare, le attività promosse dall’OND rappresentavano spesso autentici avvenimenti, perché per bambini non abituati a uscire di casa le gite avevano un fascino incredibile. Il Dopolavoro – così si continuarono a chiamare informalmente le attività ricreative per i dipendenti di un’azienda anche nel secondo dopoguerra e, in parte, pure oggi; successivamente il nome cambiò in CRAL (Circolo Ricreativo Assistenziale dei Lavoratori), accompagnandosi non di rado alle attività  dell’ACLI (Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani), per divenire poi semplicemente Circolo aziendale – adottò una politica di sconti e facilitazioni a tutti i suoi iscritti e consentì a un crescente numero di italiani di partecipare a escursioni e viaggi più lunghi. Così le occasioni per evadere da casa si moltiplicarono: per gli sportivi c’erano le gare, per gli amanti della natura i campeggi e i raduni estivi, per gli appassionati della montagna le manifestazioni sciistiche invernali, mentre per le famiglie c’erano le gite domenicali e per i bambini, in particolare, le colonie.

Nell’Archivio INA, come in quello Generali, si conservano bellissime foto di bambini che si divertono al mare o in montagna, pronti a posare con le loro divise oppure ripresi mentre partono con quelle autocorriere che un tempo venivano chiamate “torpedoni” o mentre si sporgono dal finestrino di un treno. Treno che, nell’immaginazione di quel tempo, era sinonimo di viaggio e avventura, mentre oggi forse i bambini si emozionano più per un drone in volo o si appassionano ai viaggi virtuali in rete.